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Roma, 4 agosto 2009 - Certo che al cuor non si comanda, ma se il prezzo dell' abito,
di foto o del ricevimento di matrimonio nell'insieme è alto, rischia di dare un duro colpo alla decisione di convolare a nozze. A
esaminare quanto i costi condizionino la scelta di sposarsi, e' uno studio
effettuato da Kasey Buckler dell'University of Notre Dame insieme a Melanie Guldi della Joseph Price of Bringham Young University (Usa).
Il team di ricerca ha concluso che il denaro, o piu' precisamente il prezzo
alto del matrimonio, puo' influire "in modo significativo" sulla decisione di
sposarsi.
Ma come valutare l'impatto dei costi? I ricercatori hanno deciso di concentrarsi su uno stato americano che, fino a pochi anni fa,
richiedeva agli aspiranti sposi un'analisi del sangue, per escludere la presenza di patologie contagiose (come rosolia o sifilide), e
prevenire difetti ai neonati. Un test costoso ma anche ansiogeno, che aveva portato alcune coppie a rinunciare
al matrimonio, o a decidere di scegliere altri stati vicini per
sposarsi. Usando i dati relativi ai tassi di matrimoni registrati nel Distretto di
Columbia tra il 1980 e il 2006, Buckles e i suoi colleghi hanno scoperto che quando l'analisi del sangue era richiesta, lo stato
emetteva il 5,7% di licenze matrimoniali in meno ogni anno. Circa la meta' della differenza rilevata con o senza licenza, spiegano gli
studiosi, era dovuta a coppie che emigravano fuori dai confini statali
per procurarsi l'agognato pezzo di carta, evitando di sborsare dollari per l'analisi del sangue.
Non solo, la presenza del test obbligatorio aumentava il numero di donne che decidevano di avere un figlio senza essere sposate,
specie tra le afroamericane. Un dato che ha fatto pensare come il costo dell'analisi poteva essere troppo alto, almeno per il budget di
persone con un reddito basso, e incidesse negativamente sui promessi
sposi. Per non parlare dei "costi psicologici" del fatto di scoprire, e dover rivelare al partner, la presenza di una
patologia simile. Insomma, molte coppie rinunciavano. Il team spera che lo studio sia utile a chi elabora politiche per la famiglia che,
indirettamente o direttamente, influiscono sulla spesa necessaria a convolare a nozze.
(Fonte Adnkronos).
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